SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI A €79

SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI A €79

Caravaglio

Il progetto agricolo di Nino Caravaglio

Una volta tornato a Salina, il pensiero di Nino Caravaglio fu di lavorare per il miglioramento qualitativo, risultato che negli anni lo portò a diverse sperimentazioni, affinamenti tecnologici (senza mai esagerare poiché la cantina non è un’officina) e a compiere tutti i passi necessari per produrre e mettere sul mercato seriamente i prodotti storici dell’isola di Salina: vino e capperi.
Trovò un’isola diversa da quella della sua infanzia.
“Negli anni Ottanta, nel giro di pochi anni, tutto a Salina era  mutato.
Il turismo aveva riconvertito l’economia dell’isola che aveva via via quasi perso la sua preponderante identità agricola”.
Tutto successe molto in fretta e questo cambio repentino mutò anche l’impronta antropologica e le relazioni e i rapporti mutarono di conseguenza.

Vigneti Caravaglio in località Valdichiesa

Ma Caravaglio era convinto: voleva sviluppare il suo progetto agricolo e voleva farlo puntando al massimo dello sviluppo qualitativo. Pensava alla due colture tradizionali: vino e capperi.

L’azienda nasce nel 1989. Puntare alla qualità significò da subito una scelta importante: produrre secondo i dettami dell’agricoltura biologica.

Valdichiesa, fertile terra per la viticoltura

All’inizio erano due ettari, la terra del padre. Piano piano si aggiungono altri appezzamenti, in affitto o acquistati ratealmente, fino all’estensione attuale che è di circa 20 ettari divisi in una trentina di appezzamenti diversi. Nel 1994 aveva incontrato Elisa Giuffrè, insegnante, anche lei di Salina, e si innamorano. Si sposeranno nel 1998, l’anno prima di fondare l’azienda. Va da sé che marito e moglie hanno da sempre seguito insieme il progetto. Nel 2002 nasce Alda. Anche i figli sono progetti per la vita.

L’azienda Oggi

Oggi i terreni vitati in diretta conduzione aziendale sono distribuiti su una superficie di circa 20 ettari.  Vedi I vigneti

Vigneto in località Gramignazzi a Salina

Nino Caravaglio è artefice e gestore dell’azienda. Grazie ai suoi studi segue da vicino e con rigore il campo, ma è lui in prima persona che si occupa anche degli aspetti enologici, con i necessari supporti analitici che di volta in volta valuta necessari. Anche la parte commerciale è seguita in grandissima parte in proprio.

L’azienda gestisce, dunque, l’intera filiera: dalla produzione fino alla vendita. Oggi la visione di Nino Caravaglio è ottimista: “Stiamo lentamente tornando a recuperare la realtà della terra, del vino, dei capperi, delle colture. Questo recupero non è un’operazione rivolta al passato, ma guarda avanti per dare uniformità all’isola, una sua identità che si sposa perfettamente con la prospettiva turistica, e con quella di una realtà che cresce e si confronta a mente aperta”.

È con questo spirito che oggi agisce e progetta l’azienda di famiglia che Nino Caravaglio porta avanti con totale dedizione e convincimento. Molti i risultati ottenuti, le intuizioni che hanno aperto strade innovative, senza mai tradire storie e tradizioni. Molto importante fu la scelta di vinificare le uve malvasia come un vino bianco secco, un vino da bere a tutto pasto, ma con caratteristiche qualitative alte.

Nacque così la prima Malvasia secca delle Eolie, quella di Nino Caravaglio, nel 2010. La strada era aperta. Caravaglio continuò nella ricerca e, accanto a quella malvasia, ne nacque una seconda, nel 2013. Salendo nella scala dell’eccellenza questa nuova Malvasia era un cru. La chiamò Infatata: veniva e viene prodotta esclusivamente con le uve del vigneto di Tricoli. Dal 2015 ancora un nuovo vino, realizzato con macerazione, in parte in anfora e in parte in acciaio, che ho scelto di realizzare quest’anno. È per me una convinta sperimentazione, che consente di mettere alla prova la Malvasia secca in termini di longevità. 

L’abbiamo chiamato Occhio di terra. Vale a dire una cosa precisa e preziosa, un’antica espressione utilizzata da mia nonna e che ricordo con affetto.